giovedì 5 novembre 2009

Il concordato preventivo può aumentare la competitività dell'impresa

In un'articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore il 14.2.2009 che titolava "Il concordato preventivo non trova slancio"  l'autore Giovanni Negri, riportando i risultati di una ricerca condotta dalla Luiss e da un gruppo di giudici delegati, descriveva lo scarso ricorso allo strumento su cui la riforma del diritto fallimentare aveva scommesso con più forza, il concordato preventivo (vedi l'articolo ).
Il 20 ottobre in un nuovo editoriale lo stesso autore descrive come il concordato preventivo sia diventato in pochi mesi uno strumento che, gestito da "debitori spregiudicati, agevola operazioni al limite della legalità e, in definitiva, altera i meccanismi della concorrenza".
Dello stesso tenore l'articolo apparso sul  Corriere della Sera del 1 novembre, che pone l'accento su come nell'area nord e nord-est del paese vi sia stata letteralmente una esplosione di ricorsi alla procedura (in dieci mesi 724 fascicoli!) che sì, consente sì di ristrutturare l'impresa, ma operando una falcidia dei debiti in proporzioni fino al 90%!
I giudici intervistati lamentano lo scarso controllo operabile sulla procedura da parte del Tribunale dopo la riforma, così come l'abolizione del principio della meritevolezza abbia di fatto spianato la strada a concordati "spericolati".
Ulteriore aspetto, che secondo i giudici la riforma ha modificato "in peius", è l'abolizione dell'approvazione con doppia maggioranza (di teste e di crediti) a vantaggio della più semplice, ma più penalizzante per il ceto creditorio debole, della sola maggioranza dei crediti.
E' evidente come l'utilizzo disinvolto di questa procedura possa produrre l'effetto di rendere maggiormente competitiva non l'impresa meritevole e virtuosa, ma quella appunto più coraggiosa nell'impiego di proposte "limite".
Il presidente di Assofond, il comparto fonderie di Confindustria, ha dichiarato che"..imprese in difficoltà scelgono la strada del concordato preventivo, scaricano l'indebitamento e nel contempo avviano una newco per riprendere l'attività".
Lo stesso ha inviato al presidente di Confindustria una lettera constatando che "la presenza sul mercato di newco che partono senza aver pagato, oppure pagato in misura non congrua, il valore delle attività di cui dispongono, crea gravissimi effetti distorsivi sulla concorrenza, consentendo di praticare prezzi più bassi, non per superiori capacità imprenditoriali, bensì per aver goduto di vantaggi impropri".
Un invito dunque dai giudici alla modifica dell'impianto normativo ma, nel frattempo, in alcuni Tribunali (Milano, Monza e Vicenza) sono stati attivati monitoraggi costanti per verificare se "l'impresa può essere rilanciata in modo trasparente" come dichiarato dal sostituto procuratore di Monza Walter Mapelli.
Ma, mi domando: perchè il concordato preventivo, in quanto strumento idoneo a favorire l'emersione della crisi e ad offrire una possibilità di soluzione non viene considerato, così come i piani attestati e agli accordi di ristrutturazione dei debiti, dalle imprese nelle altre aree geografiche del paese?

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