venerdì 21 settembre 2012

Avvocati: ecco il nuovo modello di contratto con compenso a ore e per fasi - Yahoo! Finanza Italia

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Avvocati: ecco il nuovo modello di contratto con compenso a ore e per fasi - Yahoo! Finanza Italia
http://it.finance.yahoo.com/notizie/avvocati-nuovo-modello-contratto-compenso-a-ore-e-per-fasi.html
Il Consiglio Nazionale Forense mette a punto il nuovo modello di contratto tra avvocato e cliente che recepisce l'obbligatorietà del preventivo e dell'accordo scritto sui compensi. Scompaiono le tariffe e vengono introdotti il compenso per fasi e quello orario.
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venerdì 23 dicembre 2011

LIBERALIZZAZIONI E PROFESSIONI - Una questione di metodo.




Si fa un gran parlare di liberalizzazioni delle professioni ma spesso in modo talmente confuso ed ermetico che mi domando chi possa aver capito di cosa si tratti veramente.

Fra tutte le persone con le quali sono solito discorrere, colleghi professionisti ma anche amici o sul web, non ho ancora trovato chi lo abbia capito.  

C'è chi chiede a gran voce e con "spiccato senso di giustizia sociale", l'abolizione degli ordini professionali,  della validità legale del titolo di studio, dei farmacisti, dei taxisti, delle professioni che hanno fattivamente collaborato alla creazione dello Stato di dirtto in cui viviamo, per "fare sviluppo", si dice.  Come questo possa produrre gli effetti auspicati ha del miracolo, ma di questo si dirà oltre.  

Ma,  lamentano i detrattori,  che le  "caste", ovvero coloro che appartengono alle categorie incriminate, non ci stanno e , caso strano, cercano di far valere le proprie ragioni, i propri diritti. Diritti di lavoratori magari di una "fabbrica" diversa ma pur sempre lavoratori. O equilibristi senza rete?
Eppure per  tutte le vertenze le parti sociali, siedono al tavolo delle trattative e sono libere di esprimere dissenso in tutti i modi  potendo sempre vantare il rispetto ed il riconoscimento  delle istituzioni.
Esistono quindi in questa Italia lavoratori di serie A e B? La risposta è si ed è sotto gli occhi di tutti. Il nuovo Governo vuole parlare agli italiani ma ai professionisti sembra di no, come il precedente! Siamo dunque anche cittadini di serie B?


Come si può addivenire allo sviluppo abbattendo i redditi, in molti casi già miseri, dei professionisti? Come mai si invoca a sproposito i modelli anglosassoni diversissimi per ordinamento dal nostro ma dove, è notorio, esistono gli studi legali più famosi e più cari al mondo, appannaggio esclusivo delle grandi multinazionali che possono così permettersi ogni genere d'abuso e sopruso? A rincarare la dose ricorderei che  in questi paesi esistono esami difficilissimi d'accesso e regole ferree ed istituzioni granitiche poste a tutela e garanzia dei propri cittadini, dei mercati, le cui sigle sono note in tutto il mondo ( Fed, Sec, Fda) e che nessuno mai si sognerebbe di mettere in discussione.
Ma allora come può il venir meno tout court delle regole e dei controlli, sempreche di questo si stia parlando, migliorare l'economia del nostro paese?  O forse  si vuole semplicemente realizzare un trasferimento di competenze, come già si è verificato nel recente passato, ad entità economiche diverse che nel nome della libertà d'impresa - da sempre proibito ai professionisti chissà perchè -  e del mercato potrebbero agire indisturbati e per nulla turbati da immensi conflitti d'interesse?
Si immagini il caso di un'azienda indebitata con il sistema bancario che chieda ad una società di consulenza di emanazione creditizia di provvedere alla ristrutturazione del proprio debito!  O ancora di valutarne gli assets o addirittura di predisporre i bilanci d'esercizio!
Potrebbe in questi casi essere garantita l'indipendenza? Sarebbe in questi casi rispettata la separazione delle funzioni? Prevarrebbe l'interesse creditorio o del consulente?
Perchè tanto accanimento contro  professioni che stanno comunque vivendo un momento difficile schaicciate da una concorrenza interna ed esterna mai vista in precedenza e da una serie infinita di adempimenti spesso non retribuiti? Perchè ai professionisti che comunque garantiscono occupazione  non sono quasi mai applicabili le agevolazioni concesse alle imprese?  Si pensa dunque che guadagnino troppo? Si pensa che non creino benessere e sviluppo? O nuovi posti di lavoro? Esistono statistiche in proposito, sono numeri, inconfutabili!

Ma se il problema è reddito, che è mal distribuito anche tra i professionisti come in tutto il paese, perchè allora non si attaccano altre categorie di lavoratori che percepiscono lauti stipendi e godono di privilegi più o meno palesi e che magari prestano la loro opera in strutture altamente improduttive ed inefficienti non meritando dunque il loro trattamento economico? Già, ci sarebbe anche la questione del merito.
Sotto questo aspetto nulla si può dire alle varie categorie di professionisti che se non altro hanno avuto il merito di mettere a punto un sistema che, seppur migliorabile, funziona. Ma fra le tante cose che non funzionano in questa Italia, perchè si cerca di stravolgere per primo quelle che funzionano?
Vorrei ricordare che la necessità dei cittadini di ricorrrere al professionista dipende in molti casi  dagli adempimenti e complicazioni che lo Stato pone a carico dei cittadini stessi e che le tariffe finora applicate  sono anch'esse stabilite dal Ministero di Grazia e Giustizia. Sono una legge vincolante non un privilegio gestito dalle "corporazioni"! Ora sono derogabili, ma prima no! In cambio il paese ha comunque ricevuto dai professionisti reti telematiche per dichiarazioni, riscossioni d'imposte, pubblici registri aggiornati, corrette applicazioni delle leggi. Non sembra comunque poca cosa e ricordo che cosituiscono la garanzia di base delle transazioni economiche, una certezza per lo Stato e per il Cittadino.
Tutto poi è migliorabile quanto perfettibile. Personalmente sarei favorevole alla libertà di  associazione e al pluralismo degli ordini professionali tale da favorire la competizione anche tra loro: esiste in proposito un'eccellente lavoro preparato dall'Istituto Bruno Leoni (vedi documento) che potrebbe immediatamente essere preso ad esempio (non per esempio, all'italiana ma, "ad esempio"). I processi di liberalizzazione degli anni recenti  hanno consentito un passo avanti, permettendo l'utilizzo de gli strumenti del marketing e della pubblicità nella professione e che aiuteranno molto presto i più giovani, che bene li utilizzano, ad accedere più rapidamente a quel mercato fino ad allora dominato, come ovvio, dalle conoscenze e dai rapporti personali  dei membri più anziani. Le professioni, ovvero gli ordini, hanno avuto certo dei demeriti, primo tra tutti quello di non aver percepito il mutamento dei tempi,  di aver poco spronato all'associazionismo, alla specializzazione, alla  costruzione di strutture più efficienti e più economiche i cui vantaggi potevano e dovevano essere scaricati sulla collettività. Ma siamo ancora in tempo, il mondo non finirà domani ma certo non bisognerebbe mancare anche questa grande occasione di riformare il mondo delle professioni!     
Se poi volessimo valutare cosa ha portato al paese l'assenza, o meglio l'elusione tollerata, delle regole e dei controlli cosa troveremmo? Consumo del territorio, edilizia selvaggia, impoverimento paesaggistico, corruzione, inquinamento, disparità sociale, spopolamento dei centri rurali, svilimento della storia nazionale - anche imprenditoriale, costruzione di città dove il vivere è sempre più difficile! Vogliamo quindi continuare per questa strada? Vogliamo dunque smantellare anche gli ultimi pilastri della civile convivenza dove chi vende e chi compra non possa più fidarsi l'uno dell'altro fino al punto da bloccare ogni genere di transazione? La stessa cosa che sta accedendo tra le banche che pur di non prestarsi i soldi tra loro depositano le eccedenze presso la BCE a tassi quasi nulli, pur pagando tassi insostenibili sulla raccolta.
Ma poi la maggior parte delle nostre professioni esiste in tutta Europa, perchè lo scontro è così acceso solo in Italia?
E' certamente venuto il momento di cambiare ma come in ogni processo di cambiamento è anche un fatto di metodo.

Graziano Ciarlini

lunedì 29 agosto 2011

Conti pubblici e contrasto all'evasione

Il Sole 24 Ore riporta le nuove strade intraprese per la lotta all'evasione: dai controlli sui social network, che si dice saranno attivati a giorni, a un database per misurare le performance delle direzioni provinciali e regionali e per correggere i "punti deboli". Sono queste le ultime iniziative dell'Agenzia delle Entrate, che mostrano come sia decisamente il web la nuova frontiera anche del fisco.
Nel frattempo però nonostante che a gennaio 2010 le entrate tributarie si siano incrementate, la crescita del debito pubblico non si è arrestata.
Il quadro dei conti pubblici italiani, come emerge dai dati del Dipartimento delle Finanze e di Bankitalia,  mostra entrate tributarie in evidente ripresa nel 2010, aumentando di 6.572 €mln (+1,6%) in particolare dovute agli incassi per recupero crediti (+7,1%) e per contributi Inps (+0,8%).
Buone notizie dunque dal lato delle entrate ma su quello della spesa è evidente come gli interventi finora messi in atto siano totalmente insufficienti al raggiungimento del pareggio di bilancio, che non consentirebbe tuttavia la riduzione del debito complessivo.

lunedì 14 marzo 2011

Lotta all'evasione

In futuro, per verifiche ed accertamenti, gli ispettori del Fisco potranno avvalersi anche di Facebook, Twitter ed altri social network, come ha rivelato il direttore delle Entrate Befera, a margine della conferenza stampa per il decennale delle Agenzie fiscali dell'11 marzo scorso. La lotta all'evasione dovrà affidarsi ad armi sempre affilate e cercare sempre nuove vie. Perché, ha affermato,"serviranno 10 anni per sconfiggerla".
Nel frattempo apprendiamo da Il Sole 24 Ore che il 90,2% dei contribuenti italiani dichiara al fisco meno di €35.000 e soltanto lo 0,17% delle persone fisiche denuncia redditi superiori a €200.000. Dei circa 5.300 contribuenti persi nel 2009, poco più della metà sono lavoratori dipendenti, i pensionati sono 124 in meno, mentre i cosiddetti contribuenti "indipendenti" si riducono di 2.405 unità rispetto al 2008.

giovedì 17 febbraio 2011

Proroga della moratoria di ulteriori 6 mesi

Proroga della moratoria deli debiti delle PMI per ulteriori 6 mesi, ossia possibilità di chiedere sino al 31 luglio 2011 la moratoria dei finanziamenti che non hanno usufruito della sospensione, ma non solo. Nell'intesa firmata ieri a Palazzo Chigi altre importanti possibilità sono state previste per aiutare le imprese in difficoltà finanziaria. Gli altri punti dell'intesa riguardano:
  1. per mutui già oggetto di moratoria (che hanno già avuto la sospensione) e per imprese sane, una ulteriore proroga di 2-3 anni,
  2. la copertura del rischio di tasso semplice, con un tasso uguale con la copertura dei fondi di garanzia. 
  3. aiuti alla ripatrimonializzazione: se un'impresa aumenta il capitale le banche aumentano i finanziamenti.
http://www.repubblica.it/economia/2011/02/16/news/moratoria_imprese-12526481

mercoledì 16 febbraio 2011

PMI ancora in grave difficoltà

E' quanto si apprende da Il Sole 24 Ore che riporta come a gennaio 2011 ci sia stato un massiccio ricorso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Nello stesso mese le richieste di accesso sono cresciute del 75,6% rispetto all'anno precedente. Un dato davvero impressionante considerando che il 2010 si è chiuso con un record di 9,1 mld € di finanziamenti attivati con 5,2 mld € di importo garantito e che le banche, nel frattempo, sarebbero diventate meno selettive.

venerdì 17 dicembre 2010

I numeri della crisi



Ogni giorno, domeniche comprese, sono una trentina le aziende che gettano la spugna, "affondano" e spariscono, più o meno silenziosamente. La maggior recessione mondiale degli ultimi 80 anni ha obbligato un numero crescente di aziende a chiudere i battenti, con 8mila fallimenti in 9 mesi. Il più colpito è il Nord produttivo, dove soffrono le aziende di minori dimensioni.
L'escalation dei fallimenti continua per il 10° trimestre consecutivo. In particolare nel 3° trimestre, secondo i dati dell'Osservatorio Crisi d'Impresa del Cerved evidenzia che sono state aperte ben 2.000 procedure fallimentari (+18% sullo stesso periodo 2009 e +13% sul trimestre precedente), mentre nei primi 9 mesi hanno sfiorato quota 8mila (+23% rispetto allo stesso periodo del 2009).
Tuttavia, secondo i dati di Movimpresa sulla demografia aziendale, nel 2009 il numero delle Pmi attive ha registrato una crescita rispetto al 2007. Nello stesso periodo, le ditte individuali hanno registrato un saldo di -69.439 e quelle di capitale uno di +148.479.
Si attesta perciò una tendenza del sistema produttivo ad una maggiore strutturazione e capacità delle medie società di capitale di resistere sul mercato.
Oggi il tema della dimensione delle imprese è più che mai al centro della questione della competitività poiché in Italia, diversamente da quanto è avvenuto nei Paesi concorrenti, sono quasi sparite le aziende più grandi, quelle con fatturato da 1 a 5 €mld. Il loro peso è passato dal 34% del 1971 al 17% del 2001, per scendere ancora negli ultimi anni.