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Fra tutte le persone con le quali sono solito discorrere, colleghi professionisti ma anche amici o sul web, non ho ancora trovato chi lo abbia capito.
C'è chi chiede a gran voce e con "spiccato senso di giustizia sociale", l'abolizione degli ordini professionali, della validità legale del titolo di studio, dei farmacisti, dei taxisti, delle professioni che hanno fattivamente collaborato alla creazione dello Stato di dirtto in cui viviamo, per "fare sviluppo", si dice. Come questo possa produrre gli effetti auspicati ha del miracolo, ma di questo si dirà oltre.
Ma, lamentano i detrattori, che le "caste", ovvero coloro che appartengono alle categorie incriminate, non ci stanno e , caso strano, cercano di far valere le proprie ragioni, i propri diritti. Diritti di lavoratori magari di una "fabbrica" diversa ma pur sempre lavoratori. O equilibristi senza rete?
Eppure per tutte le vertenze le parti sociali, siedono al tavolo delle trattative e sono libere di esprimere dissenso in tutti i modi potendo sempre vantare il rispetto ed il riconoscimento delle istituzioni.
Esistono quindi in questa Italia lavoratori di serie A e B? La risposta è si ed è sotto gli occhi di tutti. Il nuovo Governo vuole parlare agli italiani ma ai professionisti sembra di no, come il precedente! Siamo dunque anche cittadini di serie B?
Come si può addivenire allo sviluppo abbattendo i redditi, in molti casi già miseri, dei professionisti? Come mai si invoca a sproposito i modelli anglosassoni diversissimi per ordinamento dal nostro ma dove, è notorio, esistono gli studi legali più famosi e più cari al mondo, appannaggio esclusivo delle grandi multinazionali che possono così permettersi ogni genere d'abuso e sopruso? A rincarare la dose ricorderei che in questi paesi esistono esami difficilissimi d'accesso e regole ferree ed istituzioni granitiche poste a tutela e garanzia dei propri cittadini, dei mercati, le cui sigle sono note in tutto il mondo ( Fed, Sec, Fda) e che nessuno mai si sognerebbe di mettere in discussione.
Ma allora come può il venir meno tout court delle regole e dei controlli, sempreche di questo si stia parlando, migliorare l'economia del nostro paese? O forse si vuole semplicemente realizzare un trasferimento di competenze, come già si è verificato nel recente passato, ad entità economiche diverse che nel nome della libertà d'impresa - da sempre proibito ai professionisti chissà perchè - e del mercato potrebbero agire indisturbati e per nulla turbati da immensi conflitti d'interesse?
Si immagini il caso di un'azienda indebitata con il sistema bancario che chieda ad una società di consulenza di emanazione creditizia di provvedere alla ristrutturazione del proprio debito! O ancora di valutarne gli assets o addirittura di predisporre i bilanci d'esercizio!
Potrebbe in questi casi essere garantita l'indipendenza? Sarebbe in questi casi rispettata la separazione delle funzioni? Prevarrebbe l'interesse creditorio o del consulente?
Perchè tanto accanimento contro professioni che stanno comunque vivendo un momento difficile schaicciate da una concorrenza interna ed esterna mai vista in precedenza e da una serie infinita di adempimenti spesso non retribuiti? Perchè ai professionisti che comunque garantiscono occupazione non sono quasi mai applicabili le agevolazioni concesse alle imprese? Si pensa dunque che guadagnino troppo? Si pensa che non creino benessere e sviluppo? O nuovi posti di lavoro? Esistono statistiche in proposito, sono numeri, inconfutabili!
Ma se il problema è reddito, che è mal distribuito anche tra i professionisti come in tutto il paese, perchè allora non si attaccano altre categorie di lavoratori che percepiscono lauti stipendi e godono di privilegi più o meno palesi e che magari prestano la loro opera in strutture altamente improduttive ed inefficienti non meritando dunque il loro trattamento economico? Già, ci sarebbe anche la questione del merito.
Sotto questo aspetto nulla si può dire alle varie categorie di professionisti che se non altro hanno avuto il merito di mettere a punto un sistema che, seppur migliorabile, funziona. Ma fra le tante cose che non funzionano in questa Italia, perchè si cerca di stravolgere per primo quelle che funzionano?
Vorrei ricordare che la necessità dei cittadini di ricorrrere al professionista dipende in molti casi dagli adempimenti e complicazioni che lo Stato pone a carico dei cittadini stessi e che le tariffe finora applicate sono anch'esse stabilite dal Ministero di Grazia e Giustizia. Sono una legge vincolante non un privilegio gestito dalle "corporazioni"! Ora sono derogabili, ma prima no! In cambio il paese ha comunque ricevuto dai professionisti reti telematiche per dichiarazioni, riscossioni d'imposte, pubblici registri aggiornati, corrette applicazioni delle leggi. Non sembra comunque poca cosa e ricordo che cosituiscono la garanzia di base delle transazioni economiche, una certezza per lo Stato e per il Cittadino.
Tutto poi è migliorabile quanto perfettibile. Personalmente sarei favorevole alla libertà di associazione e al pluralismo degli ordini professionali tale da favorire la competizione anche tra loro: esiste in proposito un'eccellente lavoro preparato dall'Istituto Bruno Leoni (vedi documento) che potrebbe immediatamente essere preso ad esempio (non per esempio, all'italiana ma, "ad esempio"). I processi di liberalizzazione degli anni recenti hanno consentito un passo avanti, permettendo l'utilizzo de gli strumenti del marketing e della pubblicità nella professione e che aiuteranno molto presto i più giovani, che bene li utilizzano, ad accedere più rapidamente a quel mercato fino ad allora dominato, come ovvio, dalle conoscenze e dai rapporti personali dei membri più anziani. Le professioni, ovvero gli ordini, hanno avuto certo dei demeriti, primo tra tutti quello di non aver percepito il mutamento dei tempi, di aver poco spronato all'associazionismo, alla specializzazione, alla costruzione di strutture più efficienti e più economiche i cui vantaggi potevano e dovevano essere scaricati sulla collettività. Ma siamo ancora in tempo, il mondo non finirà domani ma certo non bisognerebbe mancare anche questa grande occasione di riformare il mondo delle professioni!
Se poi volessimo valutare cosa ha portato al paese l'assenza, o meglio l'elusione tollerata, delle regole e dei controlli cosa troveremmo? Consumo del territorio, edilizia selvaggia, impoverimento paesaggistico, corruzione, inquinamento, disparità sociale, spopolamento dei centri rurali, svilimento della storia nazionale - anche imprenditoriale, costruzione di città dove il vivere è sempre più difficile! Vogliamo quindi continuare per questa strada? Vogliamo dunque smantellare anche gli ultimi pilastri della civile convivenza dove chi vende e chi compra non possa più fidarsi l'uno dell'altro fino al punto da bloccare ogni genere di transazione? La stessa cosa che sta accedendo tra le banche che pur di non prestarsi i soldi tra loro depositano le eccedenze presso la BCE a tassi quasi nulli, pur pagando tassi insostenibili sulla raccolta.
Ma poi la maggior parte delle nostre professioni esiste in tutta Europa, perchè lo scontro è così acceso solo in Italia?
E' certamente venuto il momento di cambiare ma come in ogni processo di cambiamento è anche un fatto di metodo.
Graziano Ciarlini
