venerdì 17 dicembre 2010

I numeri della crisi



Ogni giorno, domeniche comprese, sono una trentina le aziende che gettano la spugna, "affondano" e spariscono, più o meno silenziosamente. La maggior recessione mondiale degli ultimi 80 anni ha obbligato un numero crescente di aziende a chiudere i battenti, con 8mila fallimenti in 9 mesi. Il più colpito è il Nord produttivo, dove soffrono le aziende di minori dimensioni.
L'escalation dei fallimenti continua per il 10° trimestre consecutivo. In particolare nel 3° trimestre, secondo i dati dell'Osservatorio Crisi d'Impresa del Cerved evidenzia che sono state aperte ben 2.000 procedure fallimentari (+18% sullo stesso periodo 2009 e +13% sul trimestre precedente), mentre nei primi 9 mesi hanno sfiorato quota 8mila (+23% rispetto allo stesso periodo del 2009).
Tuttavia, secondo i dati di Movimpresa sulla demografia aziendale, nel 2009 il numero delle Pmi attive ha registrato una crescita rispetto al 2007. Nello stesso periodo, le ditte individuali hanno registrato un saldo di -69.439 e quelle di capitale uno di +148.479.
Si attesta perciò una tendenza del sistema produttivo ad una maggiore strutturazione e capacità delle medie società di capitale di resistere sul mercato.
Oggi il tema della dimensione delle imprese è più che mai al centro della questione della competitività poiché in Italia, diversamente da quanto è avvenuto nei Paesi concorrenti, sono quasi sparite le aziende più grandi, quelle con fatturato da 1 a 5 €mld. Il loro peso è passato dal 34% del 1971 al 17% del 2001, per scendere ancora negli ultimi anni.

mercoledì 15 dicembre 2010

Termine della moratoria

Scadrà il 31.1.2011 la moratoria per banche e imprese, a cui restano circa 60 €mld di debiti congelati grazie all'accordo tra Abi e Confindustria siglato ad agosto 2009 e rinnovato a giugno scorso per altri sette mesi. Bankitalia ha già negato la proroga del congelamento delle rate nel frattempo scadute e, pertanto, le imprese dovranno provvedere al pagamento. In caso contrario gli istituti porteranno le sofferenze a bilancio.

venerdì 5 novembre 2010

Fallimento ed esdebitazione

Tra gli obiettivi di una recente proposta di legge (Ac 2754) vi è la completa riabilitazione per gli imprenditori dichiarati falliti in possesso dei requisiti necessari per l'esdebitazione, la velocizzazione delle procedure concorsuali (un anno) e i pagamenti della P.a. tassativamente entro 60 giorni e la possibilità di compensare i crediti non liquidati con i debiti maturati verso gli enti inadempienti;
Nel frattempo,  il Tribunale di Roma, ha preso in esame le condizioni alle quali va subordinata la concessione del beneficio della liberazione dai debitori residui per l'imprenditore al termine della procedura fallimentare, stabilendo che, con decreto del 21 settembre 2010, l'esdebitazione viene concessa a patto che tutti i creditori concorrenti abbiano ricevuto un pagamento anche parziale.
Lo stesso decreto stabilisce inoltre che la domanda di esdebitazione può venir presentata anche dal socio illimitatamente responsabile di una società dichiarata fallita, visto che la legge fallimentare non discrimina il socio rispetto all'imprenditore individuale.
L'esdebitazione però è concedibile solo qualora il fallimento sia chiuso per ripartizione finale dell'attivo (articolo 118, primo comma, n. 3 legge fallimentare), attuata con piano di riparto (art. 117 Legge Fallimentare) in cui siano utilmente collocati tutti i creditori ammessi al passivo (prelatizi e chirografari), quale che sia la percentuale a ciascuno attribuita.

mercoledì 18 agosto 2010

La legge 122/2010 introduce la prededucibilità dei finanziamenti eroghati ad imprese in crisi

Un altro importante strumento normativo a disposizione per favorire il salvataggio delle imprese in crisi.
Finora la riforma della legge fallimentare (D.lgs. n. 169/2007 c.d decreto correttivo) aveva messo al sicuro le banche da eventuali revocatorie su pagamenti e atti effettuati nei loro confronti in funzione di piani di risanamento societario.

Ma una banca che avesse sostenuto finanziariamente, ad esempio mediante il riscadenziamento delle rate sui mutui in essere o concedendo nuovo denaro, un'azienda che poi si fosse trovata sottoposta a una procedura fallimentare rischiava di essere accusata di bancarotta semplice o preferenziale.

Per evitare tale rischio le banche, le imprese ed il mondo professionale avevano chiesto un nuovo intervento legislativo  in tempi brevi.

La legge 122/2010 che ha convertito il dl n. 78 del 31 maggio 2010, la cosiddetta manovra correttiva,  ha apportato significative modifiche al regime dei crediti nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione, introducendo un nuovo articolo, il 182 quater, alla legge fallimentare e prevedendo casi di esclusione del reato di bancarotta per tutte le operazione poste in essere appunto in esecuzione di un concordato, di un accordo, di un piano attestato.

Viene anzitutto previsto che i crediti derivanti da finanziamenti in qualsiasi forma effettuati da banche e intermediari finanziari in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti sono prededucibili (art. 111 della legge fallimentare) «purche' la prededuzione sia espressamente disposta nel provvedimento con cui il tribunale accoglie la domanda di ammissione al concordato preventivo ovvero l'accordo sia omologato».
La prededucibilità è un fase premiante prevista dalla legge fallimentare per quelle spese in senso lato tese o sostenute per favorire la procedura; esse vanno pagate per prime se esiste capienza in quanto sono da ritenersi meritevoli quei soggetti che hanno contribuito a facilitare il cammino della procedura stessa.

Anche i soci possono del pari finanziare l'impresa contando sul recupero delle somme versate in caso di fallimento ma fino a concorrenza dell'80% dell'ammontare del finanziamento soci.

E'stata poi introdotta la possibilità di evitare provvedimenti cautelari contro l'impresa se vi siano due dichiarazioni, una da parte dell'imprenditore l'altra del professionista che assiste la procedura.
La prima riguarda l'esistenza e l'estensione di trattative per giungere ad un accordo di ristruutturazione dei debilti, l'altra la possibilità di soddisfare i creditori con i quali non vi sono trattive in corso o che hanno già manifestato la propria volontà di non partecipare.


graziano@ciarlini.com

sabato 14 agosto 2010

Imprenditori e Marketing

Con qualche sorpresa ho letto i risultati del sondaggio realizzato da Demos & PI per Confindustria presentati in occasione dell’assise di Parma dello scorso 9 aprile.

In tema di strategie già attuate dalle imprese intervistate quasi il 90% aveva investito sulla innovazione di prodotto, l’89% sulla innovazione di processo,  mentre molto meno avevano intrapreso strategie direttamente o indirettamente connesse alle attività di marketing (nuove strategie commerciali 86%, entrata in nuovi mercati esteri 64% , investimenti sul marchio 61%) risultato già di per sè sicuramente insufficiente a sostenere l’attuale crisi dei mercati.

Ma risultati ancora più deludenti si sono registrati nella valutazione del fattore decisivo di successo nei confronti dei concorrenti. Anche in questo caso il prodotto risulta preponderante, con il 45% di consensi registrati nella qualità, nel prezzo 19%, nel contenuto tecnologico avanzato 11% . Se procedessimo alla somma di queste caratteristiche che potremmo attribuire direttamente al prodotto, raggiungeremmo già il 78%. Residualmente troviamo la flessibilità produttiva 7%, il rispetto dei tempi di consegna 5%, la qualificazione del personale 5%, altro 3% ed al penultimo posto, davanti solo ad un 0,6% che non sa rispondere, il marketing con lo sconfortante punteggio del 2%!
Il prodotto, in tutte le componenti del marketing tradizionale è importante, si sa, ma molti altri sono gli ingredienti che possono decretare il successo dell’impresa, specie se valutato in mercati globalizzati o a bassa tecnologia nei quali l’offerta di prodotto è praticamente indistinta.
La differenziazione potrebbe essere individuata nel sistema di comunicazione, nella costruzione di un messaggio coerente ed accattivante, innovativo e virale, nell' utilizzo dei nuovi media, nell'utilizzo di un nuovo linguaggio e delle immagini o delle grafiche e dei colori coerentemente con lo strumento scelto.
Marketing, comunicazione innovativa ma, come detto, anche altro:ad esempio logistica, per garantire forniture puntuali ed in linea con la domanda, nuova cultura industriale, pianificazione e controllo.

graziano@ciarlini.com

martedì 4 maggio 2010

Fondi Cdp per PMI

Cassa Depositi e Prestiti ha reso disponibili  50 miliardi di euro nell'intero triennio scadente al 2011, di cui 8 miliardi riservati alle aziende di "minori dimensioni".
I finanziamenti saranno erogati dagli istituti di credito che riceveranno da Cdp la provvista ad un tasso calmierato al quale sarà aggiunto uno spread per arrivare al tasso finito per l'impresa.
Gli imprenditori potranno chiedere di vedersi applicato questo plafond che è già stato parzialmente erogato per circa 1,5 miliardi a febbraio 2010.
Cinque miliardi sono stati stanziati anche per i comuni che potranno così far fronte ai pagamenti in sospeso con numerose PMI. 

giovedì 25 marzo 2010

Il "Fondo salva imprese" si chiama FII

Finora lo chiamavamo "Fondo salva imprese" tant'è che Il Sole 24 Ore del 27.11.09 (versione online) titolava: "Crisi: le banche preparano un fondo salva imprese".

Il 18 marzo 2010 è ufficialmente nato per l'iniziativa di sette soci paritetici, che hanno contribuito ognuno per 500 milioni al capitale sociale della nuova struttura: Ministero dell'Economia e delle Finanze, Abi, Monte dei Paschi, Cdp, Confindustria, Intesa Sanpaolo e UniCredit con una quota del 14,3% l'una (fonte:Reuters).

E' stato chiamato FII (Fondo Italiano d'Investimento Sgr), avrà una dotazione iniziale di un miliardo, con l'obiettivo di arrivare a tre, ed opererà con gli strumenti tipici del private equity.
E' destinato ad interventi a favore di imprese con fatturato compreso tra 10 e 100 milioni, si stimano essere circa 15.000, con ambizioni di crescita ma non in crisi.
La durata degli interventi di ricapitalizzazione o aggregazione delle PMI potrà essere fino a 15 anni, superiore quindi agli orizzonti temporali con i quali operano solitamente i fondi di private equity.
Anche la redditività del fondo non sarà esasperata dalle rigide logiche del risultato e che ha in altri contesti alimentato comportamenti speculativi.

Le modalità d'intervento potranno essere:
  1. Investimento diretto nel capitale di minoranza (la maggioranza è esclusa per statuto)
  2. Coinvestimento insieme ad altri fondi  (ad esempio alle finanziarie regionali)
  3. Strumenti flessibili - finanziamenti subordinati convertibili o convertendi e prestiti partecipativi
  4. Fondo di fondi ovvero investimenti in altri fondi, a patto che condividano gli obiettivi del FII
Ora si dovrà attendere le autorizzazioni da parte di Banca d'Italia e Consob che dovrebbero pervenire a breve per consentire al fondo di poter operare presumibilmente dal prossimo autunno.
Per Marco Vitale (presidente del fondo) è possibile che la prima azienda che richieda un sostegno "abbia i soldi prima dell'estate". Ma dai contatti diretti avuti con un istituto partecipante all'accordo non è però stato possibile avere informazioni precise; mi fanno sapere che si dovrà quantomeno attendere il rilascio delle autorizzazioni.

Ma nonostante questi interventi siano nominalmente destinati alle PMI non saranno molte a poterne concretamente usufruire e, la delusione di molti imprenditori si è già diffusa anche sul web.
La motivazione è direttamente riconducibile alle soglie di fatturato stabilite, decisamente elevate se si considera che i parametri europei sono fissati in ricavi non superiori a 50 mil  (o non superiore a 43 mil di attivo e con meno di 250 dipendenti) e che le società di capitale di piccola media dimensione sono per oltre l'80% al di sotto dei 5 milioni (cfr rapporto Unioncamere 2006 http://www.mbres.it/ita/download/rapporto_uc_2006.pdf). Altra condizione che deve essere soddisfatta è che l'impresa non deve trovarsi in situazione di crisi e, dato il particolare momento che stanno tuttora vivendo le PMI, si dovrà considerare un'ulteriore riduzione. 

Quindi mi sembra di poter concludere che contrariamente a quanto finora inteso, l'intervento del fondo si concentrerà prevalentemente sulle imprese più grandi le quali, pur essendo maggiormente garantiste del rispetto delle regole, rappresentano come detto una schiacciante minoranza delle c.d. PMI. Inoltre, non si tratterà di un fondo "salva imprese" come ha dichiarato anche il presidente di Confindustria.

venerdì 5 marzo 2010

Crediti verso la Pubblica Amministrazione

Proroga a tutto il 2010 per la cessione pro soluto di crediti pubblici a Banche ed Intermediari.
Le imprese creditrici della Pubblica Amministrazione potranno cedere pro – soluto i propri crediti a banche o intermediari finanziari per tutto il 2010. La conversione in legge del Decreto Mille Proroghe estende così l’operatività dell’art. 9 della Legge n. 2 del 28 gennaio 2009 anche all’anno in corso.

venerdì 26 febbraio 2010

Fondo salva imprese

Sotto la regia del Ministro dell’Economia è stato costruito un fondo di private equity destinato a finanziare le circa 15 mila PMI che hanno un fatturato compreso tra i 10 e i 100 milioni di euro e che vogliono rafforzare il loro patrimonio o aggregarsi ad altre per accrescere la quota di mercato.

Al fondo parteciperanno le tre grandi banche  italiane - Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps – assieme alla CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e ad altre banche che in seguito vorranno aderire all’iniziativa e dovrebbe essere operativo dal secondo semestre 2010. Avrà una dotazione di partenza di 1 miliardo con l' obiettivo di arrivare a 3 miliardi. Il finanziamento alle aziende avverrà principalmente attraverso ingressi diretti di minoranza nel capitale o attraverso strumenti subordinati, tipo “mezzanino”.

L’iniziativa, di per sé davvero apprezzabile comporterà, a mio giudizio ma anche di molti autorevoli osservatori, non pochi problemi applicativi, gli stessi che si riscontrano ogni qualvolta si tenta la ricapitalizzazione di una PMI. E questo anche a causa di un insieme di pratiche che da sempre penalizzano la capacità di sviluppo di questa fascia dimensionale d’imprese. La casistica è varia, si va dalla scarsa trasparenza dei conti, anche per l’assenza di organi di controllo, alla composizione del capitale che porta spesso a confondere ruoli, competenze e relazioni, passando per il mancato rispetto dei diritti dei soci di minoranza.

L’imprenditore, si sa, è per natura un ottimista e lo è tanto più nei momenti in cui la sua azienda si trova in crisi e la fiducia nel salvataggio conviene che sia sempre ai massimi livelli. Questo atteggiamento porta spesso alla genesi di piani che fondando i loro presupposti su assunzioni inattendibili, conducono a risultati  poco credibili per l’investitore che, non essendo sprovveduto, rinuncia a partecipare al salvataggio o richiede garanzie difficilmente reperibili. La pratica professionale può offrire una casistica abbastanza ricca di insuccessi per queste ragioni.

Come uscire da questo corto circuito? Una delle prime regole da applicare nei processi di turnaround (l’inversione, il giro di boa) consiste proprio nel cambio del soggetto economico, (entità di governo dell’impresa)  e vi è chi propone l’esclusione della ricapitalizzazione con il fondo salva imprese se il suo governo sarà lasciato in mano a chi non ha comprovate competenze manageriali o ha contribuito a metterla in crisi. Il coinvolgimento di managers dotati delle necessarie capacità e competenze sarebbe auspicabile in ogni turnaround ma, a maggior ragione, qualora venga attutato mediante  ricorso a fondi pubblici. 

Dalle righe de Il Sole 24 Ore Gianfilippo Cuneo ha affermato che “..forse l’impresa può essere salvata o rafforzata ma non è l’attuale managment quello adatto a farlo” e ancora “O si accetta l’inserimento di un managment competente, o è meglio declinare d’investire”.
Ma queste elementari e logiche azioni, che sembrerebbero comprensibili da chiunque, difficilmente vengono concretamente attuate. In situazioni di crisi, a causa ad esempio dei reiterati ritardi nei pagamenti, si possono creare complicazioni nei rapporti personali con importanti controparti che potrebbero essere agevolmente rimosse dalla sostituzione degli interlocutori.

Per quest’insieme di ragioni non è facile arrivare ad ottenere finanziamenti nelle aziende in crisi e, anche nel caso del neo costituito fondo, non potranno certo essere ignorate le considerazioni generali appena riportate.

Al fine d'evitare la dispersione di un consistente patrimonio imprenditoriale, a causa delle restrizione sul fronte del credito e del ricorso all’equity, sarà necessario l’impegno congiunto dei consulenti e degli imprenditori, ma anche degli ordini professionali, delle associazioni imprenditoriali, del legislatore che sensibilizzino l’avvio di un processo virtuoso che possa favorire l’affluire di capitali nelle PMI italiane.

Solo in questo modo sarà possibile rinforzarne la competitività sui mercati interni ma soprattutto esteri, che tanto apprezzano i prodotti e la creatività italiana ma che restano per le nostre PMI difficilmente accessibili.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, sarebbe auspicabile estendere la possibilità di ricorrere al fondo da parte delle start up che hanno il grande vantaggio di non avere nulla da salvare ( un debito pregresso da sistemare), ma possiedono forti contenuti innovativi, sono costituite da giovani imprenditori propensi all’utilizzo di nuove tecnologie e muniti del necessario entusiasmo, di avere spesso necessità di capitali inferiori e di offrire prospettive in termini di sviluppo decisamente superiori. Per queste è previsto il ricorso al fondo di garanzia (662/96) ma solo per finanziamento e per un'importo compreso tra 10 e 50 mila: si potrebbero elevare le soglie a fronte di un rafforzato sistema di controllo e di tutoring.

Risorse

domenica 24 gennaio 2010

Dal taglio dei costi alle strategie di sviluppo.

Il giorno 20.01.2010 si è  tenuto a Parma presso l'Unione Parmense degli Industriali un seminario dal tema  "Strategie per la comunicazione globale: Enterprise 2.0 & Social media marketing". I relatori che si sono succeduti nelle diverse conversazioni sul tema hanno sviscerato le modalità e le implicazione di questi nuovi strumenti di comunicazione, ma non solo.
Cliccando sul titolo di questo post  potrete leggere il mio intervento. Potrete anche vedere integralmente tutti gli interventi sul canale Livestream all'indirizzo http://bit.ly/6EhUIm