giovedì 25 marzo 2010

Il "Fondo salva imprese" si chiama FII

Finora lo chiamavamo "Fondo salva imprese" tant'è che Il Sole 24 Ore del 27.11.09 (versione online) titolava: "Crisi: le banche preparano un fondo salva imprese".

Il 18 marzo 2010 è ufficialmente nato per l'iniziativa di sette soci paritetici, che hanno contribuito ognuno per 500 milioni al capitale sociale della nuova struttura: Ministero dell'Economia e delle Finanze, Abi, Monte dei Paschi, Cdp, Confindustria, Intesa Sanpaolo e UniCredit con una quota del 14,3% l'una (fonte:Reuters).

E' stato chiamato FII (Fondo Italiano d'Investimento Sgr), avrà una dotazione iniziale di un miliardo, con l'obiettivo di arrivare a tre, ed opererà con gli strumenti tipici del private equity.
E' destinato ad interventi a favore di imprese con fatturato compreso tra 10 e 100 milioni, si stimano essere circa 15.000, con ambizioni di crescita ma non in crisi.
La durata degli interventi di ricapitalizzazione o aggregazione delle PMI potrà essere fino a 15 anni, superiore quindi agli orizzonti temporali con i quali operano solitamente i fondi di private equity.
Anche la redditività del fondo non sarà esasperata dalle rigide logiche del risultato e che ha in altri contesti alimentato comportamenti speculativi.

Le modalità d'intervento potranno essere:
  1. Investimento diretto nel capitale di minoranza (la maggioranza è esclusa per statuto)
  2. Coinvestimento insieme ad altri fondi  (ad esempio alle finanziarie regionali)
  3. Strumenti flessibili - finanziamenti subordinati convertibili o convertendi e prestiti partecipativi
  4. Fondo di fondi ovvero investimenti in altri fondi, a patto che condividano gli obiettivi del FII
Ora si dovrà attendere le autorizzazioni da parte di Banca d'Italia e Consob che dovrebbero pervenire a breve per consentire al fondo di poter operare presumibilmente dal prossimo autunno.
Per Marco Vitale (presidente del fondo) è possibile che la prima azienda che richieda un sostegno "abbia i soldi prima dell'estate". Ma dai contatti diretti avuti con un istituto partecipante all'accordo non è però stato possibile avere informazioni precise; mi fanno sapere che si dovrà quantomeno attendere il rilascio delle autorizzazioni.

Ma nonostante questi interventi siano nominalmente destinati alle PMI non saranno molte a poterne concretamente usufruire e, la delusione di molti imprenditori si è già diffusa anche sul web.
La motivazione è direttamente riconducibile alle soglie di fatturato stabilite, decisamente elevate se si considera che i parametri europei sono fissati in ricavi non superiori a 50 mil  (o non superiore a 43 mil di attivo e con meno di 250 dipendenti) e che le società di capitale di piccola media dimensione sono per oltre l'80% al di sotto dei 5 milioni (cfr rapporto Unioncamere 2006 http://www.mbres.it/ita/download/rapporto_uc_2006.pdf). Altra condizione che deve essere soddisfatta è che l'impresa non deve trovarsi in situazione di crisi e, dato il particolare momento che stanno tuttora vivendo le PMI, si dovrà considerare un'ulteriore riduzione. 

Quindi mi sembra di poter concludere che contrariamente a quanto finora inteso, l'intervento del fondo si concentrerà prevalentemente sulle imprese più grandi le quali, pur essendo maggiormente garantiste del rispetto delle regole, rappresentano come detto una schiacciante minoranza delle c.d. PMI. Inoltre, non si tratterà di un fondo "salva imprese" come ha dichiarato anche il presidente di Confindustria.

venerdì 5 marzo 2010

Crediti verso la Pubblica Amministrazione

Proroga a tutto il 2010 per la cessione pro soluto di crediti pubblici a Banche ed Intermediari.
Le imprese creditrici della Pubblica Amministrazione potranno cedere pro – soluto i propri crediti a banche o intermediari finanziari per tutto il 2010. La conversione in legge del Decreto Mille Proroghe estende così l’operatività dell’art. 9 della Legge n. 2 del 28 gennaio 2009 anche all’anno in corso.